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No Signal e le pietre incarnate: due mondi, oggi, che fanno fatica a comunicare

"Per essere creativi dentro di noi deve esistere il bambino sporco... Per essere creativi, bisogna sciogliersi.
Così si entra nello zen, perché il motto essenziale dello zen è mollare gli ormeggi, liberarsi.
Uno dei grandi problemi della creatività è la morale. La morale incatena l’immaginario.
Bisogna essere coraggiosi e prescindere da questo strumento.
La libertà non è la ribellione, ma piuttosto la pratica di una fantasia senza limiti all’interno delle restrizioni imposte dal potere".
(Alejandro Jodorowsky)

Nei percorsi artistici, mistici-creativi precedenti, "Pareidolia" ed "Ipnopedion", Sal Giampino invita il fruitore a guardare oltre il visibile cromatico, stimolando il vedere inconscio di ogni singolo. Percorsi che hanno preso radici in questa società dominata dalla tecnologia sempre più invasiva e sempre più annichilente.

Sal Giampino e Gianna Panicola in un momento del Vernissage

Sal Giampino e Gianna Panicola in un momento del Vernissage di No Signal

In "No Signal", si manifesta un’azione contraria, quella del non vedere. "Voglio rappresentare attraverso la fase pittorica il non sentire. Ad esempio, l’immagine che non si vede. Il non visto. E’ la ricerca del non vedere. La mancanza di percezione", afferma Sal Giampino. Come è possibile? Come avviene questo "non vedere"? Come riusciamo a non vedere proprio nulla mettendoci di fronte ad un’opera?

Attraverso la materia pittorica, il processo cromatico, il cromatismo subalterno, gli strati di colore che avanzano, si sovrappongono, interagiscono, si muovono, annullano.

In "No Signal", Giampino utilizza diverse tecniche pittoriche, come ad esempio la griglia. La griglia è stata utilizzata in passato come tecnica disegnativa. Insieme allo schizzo, al bozzetto, al disegno preparatorio, rientrava tra le tecniche dei pittori accademici antichi. Attraverso i suoi quadretti, i suoi fori, la griglia rendeva possibile il trasferimento del bozzetto, dalla dimensione del foglio a quella del quadro. Oggi viene utilizzata nel graphic design.

In Giampino, la griglia si impone come una superfice "total field", a tutto campo, che oltre a costruire la superficie pittorica, l’annulla con la sua policromia, impedendo di accedere alle profondità che si rivelano "profondità illusorie". Tanti quadratini che funzionano come i pixel del "no signal televisivo", nessun segnale. Un po' come accadeva con il "color field" degli anni di Clement Greenberg, che è stato il primo ad utilizzare questo termine negli anni 50 del '900. Solo colore - in quel caso il monocromatico - il colore cancellava, rimuoveva contenuti emozionali, mitici o religiosi.

Non più la priorità del centro della composizione a discapito dei margini. Non c’è nessuna priorità perché non c’è nessun segnale. Tutto prosegue oltre la tela, evidenziandone lo spessore e quindi la sua natura oggettuale, materica, invece della natura naturale.

La natura, è qui presente nelle "pietre incarnate" che Sal Giampino ha raccolto e presentato sotto forma di sculture "naturali" non trasformate.

Nella natura le pietre comunicano nel loro non parlare che è parlare attraverso i simboli e i segni. Ogni pietra ha una sua forma, ha un suo spazio. Ogni pietra divenuta scultura acquista un proprio spazio e attraverso lo spazio può essere vista da diverse prospettive, cambiando ogni volta.

"No Signal" e "le pietre incarnate", rappresentano oggi due mondi che fanno fatica a comunicare. La natura parla ma noi non sappiamo ascoltarla, la società parla attraverso i media, attraverso la tecnologia, ma non comunica.

Gianna Panicola - Curatrice e Critico d’Arte

15 Dicembre 2018

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