Ipnopedion - Sal Giampino

“L'ipnosi è quasi come uno specchio carnevalesco. Distorce la verità e nello stesso tempo la svela... e può avere conseguenze devastanti per la psiche”.
“Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidio”, 2011

Può sembrare il titolo di un film, aggiungo anche di genere fantascientifico, di quelli che ti strappano da terra e ti proiettano in realtà altre, in mondi paralleli, stupefacenti, dove l’io è dominato dall’alto e dall’altro, e lo stesso effetto “stupefacente” si traduce in deviante sterminatore. IPNOPEDION è il titolo che dà nome al nuovo percorso creativo-mistico di Salvatore Giampino. Le opere si presentano come nuove possibilità di poter, in un certo senso, staccarsi dal controllo condizionato e condizionante esercitato dalla società contemporanea. Tale controllo è chiamato da Giampino, IPNOPEDION, dove IPNO sta ipnosi e PEDION che significa, campo, territorio, vuole indicare un campo mentale incolto su cui incidono con forza i poteri ipnotici esercitati della nostra società.

Gianna Panicola, Sal Giampino, Antonino Contiliano, Vincenzo Scardino e Angela Ruggirello alla mostra Ipnopedion alle Cantine Florio

Il vedere passivo, senza nessun stimolo, le immagini martellate ininterrottamente con ritmo compulsivo dal sistema mediatico, accompagnato dalla fissazione dello sguardo, genera, in alcuni soggetti, la chiusura degli occhi. Si entra in uno stato di sonno e in questo caso possiamo definirlo di torpore. In altri, l’effetto è di trance, di ipnosi progressiva. “La suggestione ipnotica non riesce che sovra colui che è poco padrone di sé, o per dir meglio non riesce che sovra persona che abbia volontà più fiacca del suggestionante”, scrive Carlo Dossi, in “Note azzurre”.

Salvatore Giampino, attraverso il guardare oltre il visibile cromatico, il vedere inconscio di ogni singolo. E’ un invito a ritrovare il proprio sé, ad uscire dall’ipnosi. La sua, sottende un’azione terapeutica e spirituale insieme.

L’esistenzialismo informale degli anni 60, aveva alterato i parametri relativi all’oggettività del guardare, del percepire, dell’ingannare l’occhio e del creare opere “aperte”, tali da imporre un comportamento attivo da parte dello spettatore.

Giampino conduce l’osservatore ad un risveglio interiore, chiamandolo a decrittare i distorti messaggi del potere.

Il processo pareidolico, annunciato nel percorso creativo precedente, viene riproposto e intensificato, gli strati di colore divengono come le varie pagine dei corpi sottili, dal più denso al più etereo, fino ad un vero risveglio emotivo ed animico. Il risultato è un total effect a copertura, intervallato dalle sottrazioni operate dall’azione graffiante delle spazzole abrasive. L’azione del togliere è un’azione rovesciata, è l’opposto della pittura che copre. “Togliere” è uno strano modo di lasciare un segno e di rendere quel segno condivisibile. COPRIRE, TOGLIERE, APRIRE sono tutte azioni finalizzate ad una libera condivisione.

La nostra è un’esistenza schermata, viviamo attraverso gli schermi della società, gli schermi mediatici. Giampino ci dice che è giunto il momento di togliere questi schermi.

Gianna Panicola - Curatrice e Critico d’Arte

05 Novembre 2017

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