Variazioni. Personale di Giovanna Lentini alla Società Canottieri

Variazioni - Mostra di Giovanna Lentini

"Variazioni per Cambiare." Non è un caso, e il caso infatti non esiste, che il termine "semantico" scelto da Giovanna Lentini per rappresentare la propria "azione pittorica" sia stato questo "Variazioni" che segna, con un'incisiva grammatica liberatoria, le sue tele materiche di un espressionismo informale.

Per una giovane artista, qual'ella è, rappresentarsi nell'ambito stretto dell'informel di sapore "Matieuiano", è formalmente limitante ed è per questo che Giovanna ne viene fuori con un diabolico colpo d'ali da angelo delle luci quando c'immerge delicatamente nei suoi bianchi profondi e ci precipita con forza nei suoi rossi passionali. Le sue Variazioni "digitopressorie" sono manipolatori, ritmici movimenti musicali, su diversi piani, che compongono le armonie cromatiche inconsce, ma sono anche, nella vita di noi tutti, quelle "crome" di conoscenza che ci permettono di progredire, di crescere, di modificarci, di acquisire quelle esperienze che il nostro corpo deve poter fare se vuole riportare alla memoria cellulare, che sa già tutto, il ricordo, quello d'ogni nostra anima, del sapere tutto. Giovanna Lentini vive nel "namu mihò renghe chiò" tra natura ed astrazione divina; è un volo rapace di un'aquila reale ma anche il candore di una sensuale calla: calice di un sapere inconscio che matura il suo sapore giorno dopo giorno e su cui, lei, poggia le labbra del suo spirito, invitando anche noi a farlo. La natura virtuale, il figurativismo "fantasmico", la sacralità disgiunta da ogni forza corporea, sono le sue immagini destrutturate, e riproiettate per noi, provenienti dal suo mondo irrazionale e privo di coscienza della propria grazia. E' proprio in quest'assoluta non conoscenza del sé che la bellezza artistica assume la sua forma più pura ed essenziale. Citerò soltanto Platone dicendo che la bellezza è fuggevole e Goethe che scrisse nel Faust: "Bellezza fermati un istante". Lo faccio per ricordarvi che la bellezza si manifesta solo nei fenomeni che si dileguano in un lampo. E a questo ci ha invitato stasera Giovanna Lentini. All'esplosione di una serie di lampi di pura energia della modificazione spirituale, del cambiamento incorporeo ma essenziale ad ogni anima per ritornare al nucleo energetico primario che è conoscenza e fluida vita infinita. La prepotente presentazione dell'eminente scienziato Ignazio Licata, ha voluto imprimere con inappuntabile e colta coerenza una chiave di lettura stupefacente per limpidezza ma altrettanto castrante per mancanza d'accettazione del "sottile". Comprendo benissimo, e accetto, la formazione dello scienziato che, seppure creativo, non può riassumere in autoptici tagli sagittali l'incorporeità delle emozioni; e non concordo, dunque, con la rigida visione dicotomica tra sguardo interno ed esterno al sé artistico (l'artista procede sempre e soltanto verso il suo interno perché sa che solo così potrà giungere da qualche parte) che però riconosco onestamente personale, così come deve essere la visione di ognuno di noi, spettatori inconsapevoli, davanti alle sofferenze, ai pianti, alle crisi di nervi, alle notti insonni, alla disperata impotenza del sentire di un'artista che come ogni artista crede soltanto nella sua fallibilità, nell'imperfezione del proprio pensiero, nella fugacità di una sicurezza che continuamente perde dalle mani con il gesto pittorico. L'azione è la vera arma scelta da Giovanna Lentini; è il passare dalla consapevolezza della propria esistenza al pensiero imperfetto e continuamente modificabile, fino a raggiungere l'agire. Il suo action-painting non vuole essere riconosciuto in nessun confronto autorale. La sua ricerca artistica purificatrice non può essere rinchiusa in nessuna "scolarità" benchè sì, riconoscibile in visioni nucleariste o spazialiste dello scorso secolo vuole soltanto "rinascere" (e spingere noi a farlo per noi) dopo un percorso di ristrutturazione animistica che con sensibilità, coraggio e dedizione, ha dedicato, con amore, unicamente a se. A noi, "guardoni" delle altrui gioie, non rimane che essere accettativi e non giudicanti, perché l'arte non è criticabile in quanto personale espressione spirituale, e non è discutibile, né sotto l'aspetto compositivo, né sotto quello logistico espositivo. L'arte di Giovanna Lentini è "azione pura" anche in questo. E la sua bellezza fulminea si sostanzia, tutta, come nel fugace scintillìo della spada sguainata dal samurai, l'attimo prima di scoccare il sublime, mortale fendente. Così, anche nei suoi occhi.

Sal Giampino

22 Giugno 2009

pubblicato su marsalace.it - Giugno 2009

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