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Pareidolia: qui il pasto non gratis dello sguardo per il visitatore di turno!

Pareidolia di Sal Giampino

In questa nuova personale di Salvatore Giampino (pittore) non c’è né il figurativo consueto né l’economia di uno sguardo gratis. Attenzione alla cosa pittorica presente e al presente della cosa pittorica! Due percezioni che sovrappongono segni diversi: l’oggetto artistico cromo-stratificato (con tecniche e orientamenti diversificati) e l’istante come serie di intervalli tonali e di simultaneità stemperate dei colori utilizzati. Temporalità e cromaticità su supporti che ne realizzano la plasticità semantica come una testualità a più livelli. Qui il pasto non gratis dello sguardo per il visitatore di turno! Qui il luogo, ovvero il ritaglio della tela che vuole il lavoro di una lettura impegnata. Il pegno di una fatica intellettuale che, fra colpi di spatola e spugne abrasive, si paga il godimento in cerca di una forma altra sotto la deviante defigurazione dell’azione pittorica dell’artista Sal (dettosi Giano).

Qui, allora, potremmo quasi-dire già che il bifronte Giano (pseudonimo scelto dall’artista Giampino) sia esso stesso un suggerimento per il visitatore/spettatore per orientarlo a districare il lavoro del proprio sguardo riflessivo e riflettente. Un andirivieni che si consuma e implementa fra le smagliature cromatiche e tonali (dissolventesi tra continuità e discontinuità armonica, un campo che sventaglia armonie caotiche come le evoluzioni di una massa di nubi in movimento o le pluribiforcazioni di una colonna di fumo di una sigaretta...) e le striature a geometria variabile dello spazio liscio della tela pittorica. Una superficie cioè a doppio fondo e plus-significante: una semantica di superficie e una profonda; un continuo rimando tra una lettura testuale di primo impatto immediato e il suo rimando inevitabile al lavoro non gratis della mente. Il pensiero che, in gioco sintonico con le variazioni immaginative, vuole tuttavia individuare dei sensi sottesi ed esposti al pubblico nella loro incarnazione finita dei quadri ultimati. Potenzialità simbolica comunque, i sensi virtuali – dell’opera artistica di Giampino – che dalla destrutturazione delle forme d’uso corrente mettono innanzi il conflitto semiotico che la defigurazione pittorica stessa (dell’artista Giano, Sal). La defigurazione pittorica, di per sé, non è perdita della forma.

L’artista, oltre le soggettività psico-emozionali, offre la possibilità di un suo ‘mondo di secondo grado’ – a sé –, quello dell’arte e della poesia. Possibilità che, tuttavia, si rapporta e ci rapporta sempre con quello della realtà di primo grado (il quotidiano di ogni individuo o collettività). Una relazione poietica cioè che mette il “lettore” in condizione di provare incroci ed erranze insolite, o di aggirarsi fra le distrazioni che frugano varchi o punti di passaggio visibili fra gli stessi processi dinamici e l’invisibilità perforata che li accompagna. Una tentazione del voler sapere e continuare a sognare un mondo altro, non statizzabile né dalla conoscenza né dell’azione nel mondo, lì dove, spesso, e come istanza insopprimibile, ci spinge la tentazione del delirio, il deragliamento che ci abita e abitiamo. Potremmo dire che è la condizione di uno sguardo che ascolta i suoni delle armonie caotiche, cui nessuno e nessuna cosa sfugge!

Antonino Contiliano

23 Novembre 2016

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